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Il fegato è un organo complesso, che svolge numerose funzioni nell’organismo, come sintesi, purificazione e regolazione degli equilibri; pertanto, la compromissione del fegato costituisce una condizione potenzialmente letale. Tale compromissione si può verificare anche senza che vi sia una precedente patologia epatica (insufficienza epatica acuta), ed è solitamente causata dalla tossicità dei farmaci (in particolare, ma non esclusivamente, del sovradosaggio di paracetamolo) o dall’epatite virale acuta. In alternativa, la compromissione può essere causata dallo scompenso derivante da una patologia cronica del fegato, che può derivare dall’abuso di alcool, dall’obesità o da epatite virale cronica (epatite B o epatite C), o da cause meno comuni, come malattie infiammatorie ed autoimmuni del fegato, fra le quali la colangite sclerosante primitiva e la cirrosi biliare primitiva, malattie genetiche come la malattia di Wilson o le malattie del fegato correlate alla gravidanza. I problemi clinici che ne derivano includono l’ittero (la diffusione nell’organismo di sostanze chimiche normalmente filtrate dal fegato), l’encefalopatia epatica (disordine metabolico delle funzioni cerebrali, che può portare all’edema cerebrale ed al coma) e compromissione della funzione di coagulazione, e possono determinare la disfunzione contemporanea di molti organi.

Sia la condizione di insufficienza epatica acuta che quella cronica possono essere efficacemente curate con il trapianto di fegato, con ottimi risultati a lungo termine. Tale strategia è tuttavia notevolmente limitata dal numero di donatori disponibili per la procedura di trapianto, che non sono nemmeno lontanamente sufficienti a soddisfare la domanda attuale, peraltro in forte aumento a causa della diffusione sempre maggiore dell’insufficienza epatica, sia acuta che cronica, ed all’incremento delle patologie per le quali è indicato (per esempio il tumore del fegato). L’ovvia soluzione alle due problematiche correlate (l’indicazione sempre più ampia dei trapianti e la scarsa disponibilità di donatori) è nello sviluppo di tecnologie per il sostegno artificiale della funzione epatica che, sebbene non abbiano scopi curativi, possono supportare il fegato per il tempo necessario per la rigenerazione di questo organo, evitando così il trapianto e preservando la disponibilità di donatori per l’utilizzo nei casi più difficili.

Il progetto d-Liver fornisce in questo scenario un approccio che risponde al bisogno clinico di un fegato bio-artificiale controllabile in remoto, e permette la gestione di pazienti affetti da malattia cronica in modalità ambulatoriale, senza necessità di lunghi periodi di ospedalizzazione. L’obbiettivo è fornire dispositivi sicuri e con un efficace rapporto fra qualità e costi, che consentano di seguire il paziente ed i parametri epatici e non epatici, allo scopo di migliorare la qualità della vita, dei trattamenti e della gestione assistenziale del paziente e di ridurre incidenza e durata dei periodi di ospedalizzazione.

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Istituto Clinico Humanitas

Malattie del fegato, nasce d-LIVER: Live longer, live better